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Studio Readings

di Ilaria Artemisia Introzzi

Questa rubrica nasce da un proposito semplice, e quindi pericolosamente ambizioso: scrivere di progetto, materia, gusto e visioni senza contribuire alla grande discarica contemporanea dei contenuti “ispirazionali”.

La scrivo io, Ilaria Artemisia Introzzi, su commissione di Studio Bojola, con l’idea — forse ingenua, forse solo ben educata — che si possa parlare di design con serietà senza assumere l’espressione di chi ha appena scoperto il destino dell’umanità in una maniglia. Vorrei che questo spazio avesse rigore, sì, ma anche leggerezza; pensiero, ma senza la posa del pensatore; ironia, ma non quella che arriva con il gomito nelle costole.

Se la state leggendo, forse è perché anche voi sospettate che, in mezzo a un mondo di testi che si definiscono necessari con una certa disinvoltura, valga ancora la pena fermarsi davanti a qualcosa che prova almeno ad avere un senso — o, nei giorni migliori, a cercarlo con grazia. L’obiettivo è costruire un contenuto serio ma non solenne, curato ma non imbalsamato, un po’ frivolo nel modo giusto: abbastanza da ricordarci che il bello non deve sempre giustificarsi davanti a un comitato scientifico, ma non così tanto da diventare l’ennesimo oggetto luccicante lasciato sul tavolo dell’attenzione.